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Nuovi dati ufficiali ISS sull’epidemia COVID-19: la letalità negli operatori sanitari, molto più diagnosticati rispetto alla popolazione italiana, sarebbe dello 0,2%.

È stato rilasciato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) un nuovo aggiornamento sui dati dell’epidemia COVID-19 verificati e validati fino al 23 Marzo. L’analisi conferma la crescita dei casi diagnosticati con COVID-19 affermando però che questa potrebbe anche risentire delle nuove politiche di test. La Circolare Ministeriale 0005889 del 25 febbraio 2020, afferma infatti che il test dovrebbe essere effettuato ai casi sospetti di COVID-19 e ai casi sintomatici di ILI (Sindrome Simil-Influenzale) e SARI (Infezione Respiratoria Acuta Grave), ma non più a contatti asintomatici.

I dati dell’ISS confermano sostanzialmente l’analisi della settimana precedente: dei 57989 casi di contagio il 58% sono uomini, l’età media dei contagiati è di 63 anni. Non è stata più calcolata l’età media dei pazienti deceduti (78,5 anni nel report precedente) ma viene riportata solo la letalità differenziata per fasce d’età. I valori sono molto alti nelle fasce più anziane (10,8% tra 60-69 anni, 35% tra 70-79 e 40,3% tra 80 e 90).

Tra i soggetti deceduti, l’88% dei casi aveva almeno una patologia cronica (patologie cardiovascolari, patologie respiratorie, diabete, deficit immunitari, patologie metaboliche, patologie oncologiche, obesità, patologie renali o altre patologie croniche).

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Nelle fasce più giovani (<18 anni) non risultano casi in terapia intensiva e la percentuale di casi che hanno necessitato ospedalizzazione è dell’11%. In questo caso non sono disponibili informazioni sulla presenza di patologie croniche.

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Un aspetto molto interessante sono i dati che riguardano il personale sanitario (5.211 casi 9% dei segnalati). La letalità negli operatori sanitari è molto più bassa rispetto al totale dei casi diagnosticati (0,2% contro 8,7%). Questo è probabilmente dovuto al fatto che gli operatori sanitari, asintomatici e pauci-sintomatici, sono stati più diagnosticati rispetto alla popolazione generale. Per questo motivo, questo dato potrebbe avvicinarsi ai valori reali italiani. Sarebbe anche più in linea, ad esempio, con i valori riportati attualmente dalla Germania (0,4%).

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Le percentuali di positività al COVID-19 dei test effettuati sono però molto basse (10-18%). Questo dato sembrerebbe contraddire i risultati dello studio di Oxford che afferma che una percentuale tra il 60 e l’80% della popolazione italiana potrebbe essere già contagiato.

Tuttavia, in realtà, il sistema di test adottato attualmente ci informa della presenza del virus ma non ci dice nulla sul fatto di esserci immunizzati ad esso. Il virus circola ormai da settimane e in molti casi dopo il contagio non appaiono sintomi importanti.

Per rispondere a questo, credo sia sempre più impellente che siano fatti test sierologici a campione per verificare la presenza di anticorpi al COVID-19 nella popolazione.

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